Il Museo del Modellismo Ferroviario si trova nella periferia sud di Città di Castello, in villa Capelletti. La Villa, residenza gentilizia cinquecentesca recentemente restaurata, è ricordata nelle carte storiche cittadine come proprietà del Cardinal Vitelli, potente prelato tifernate legato alla famiglia Medici di Firenze. Appartenne poi al Marchese Gioacchino Capelletti, discendente di Giulietta Capuleti, che sin da ragazzo ebbe una fortissima passione per il modellismo e per le macchine che lo portò nell’arco della sua lunga vita a mettere insieme una ricca collezione donata, insieme alla villa, al Comune di Città di Castello. Il Museo fa parte, con il Centro delle tradizioni popolari "Livio dalla Ragione", del complesso museale Garavelle. L'area espositiva del museo è attualmente articolata sul primo piano della villa negli ariosi saloni, nei salottini e nelle camere un tempo residenza della famiglia Capelletti. La raccolta, donata con la villa alla Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello nel 1963, è composta da oltre 150 modelli di macchine in scala 1:20 e 1:40. Le undici locomotive a vapore ancora funzionanti, le diciassette carrozze viaggiatori, gli ottantotto carri merci insieme ai modelli di macchine a vapore per l’agricoltura e per la manutenzione stradale e al diorama di una stazione d’epoca fanno della raccolta uno degli esemplari di settore più importanti d’Italia e forse d’Europa.

Fonte storica: Cultura Italia

Fonte immagini: Collezione GRAF


 

Bing o Gebrüder Bing ("fratelli Bing") era una società di giocattoli tedesca fondata nel 1863 a Norimberga, in Germania da due fratelli, Ignaz Bing e Adolf Bing, che originariamente producevano utensili da cucina in metallo, ma ricordato soprattutto per le sue ampie linee di modellini di treni e live motori a vapore. Ignaz è anche noto per la sua scoperta e lo sviluppo della Grotta Bing, una grotta per spettacoli in Germania.

I primi treni Bing arrivarono sul mercato nel 1880. Quando nel 1891 Märklin formalizzò diversi standard per lo scartamento dei binari, Bing li adottò e aggiunse lo scartamento O nel 1895. All'inizio del 1920, sotto la guida di Bassett-Lowke, Bing introdusse una scala ancora più piccola, corrispondente alla metà della sua tradizionale "0", che chiamò OO. Tuttavia, il calibro OO di Bing su una scala di 4 mm divenne uno standard britannico, più grande della scala di 3,5 mm sullo stesso scartamento di binario preferito in altri peasi.

Bing ha prodotto treni progettati per il mercato britannico per Bassett-Lowke e A. W. Gamage, e ha prodotto treni per il mercato nordamericano. All'inizio del ventesimo secolo, Bing si batté per la quota di mercato con la Ives Manufacturing Company, che non superò definitivamente Bing nelle vendite fino al 1910. Nel corso della loro storia, le due società si sarebbero spesso copiate reciprocamente i disegni. In alcuni casi, le due società hanno persino usato lo stesso numero di catalogo sui loro prodotti concorrenti. A causa della manodopera tedesca a basso costo e dei bassi costi di spedizione e dazi doganali, Bing era spesso in grado di ridurre i prezzi dei suoi concorrenti statunitensi. Nel 1914, Bing aveva 5.000 impiegati. In confronto, Märklin nello stesso periodo ne contava solamente 600.

Fonte Wikipedia


Tratto dal Bollettino FIMF n°337 del 2017 (liberamente scaricabile da questo link), ove si parla della famosissima diatriba sui "reali colori" del Treno Azzurro.

  1. La Storia del Treno Azzurro
  2. I colori del Treno Azzurro
  3. Il Treno Azzurro nel modellismo
  4. Il Treno Azzurro in Video

Perché tornare ancora su un argomento che è già stato oggetto di accese discussioni fra gli appassionati?
In effetti, in passato si sono creati due schieramenti contrapposti, con correnti di pensiero che hanno portato alla rivisitazione della livrea utilizzata per la prima versione Rivarossiana dei modelli (che si rifaceva alla versione dei modelli Pocher, poi ripresa dai modelli Acme): a questa livrea dai colori più morbidi (con due tonalità pastello che si ispiravano ai colori delle maglie delle squadre di calcio del Napoli e della Lazio e che ricordavano, come rapporto di colore, quelli fra il castano e l’isabella) si è contrapposta una seconda versione dai colori più contrastati, con un azzurro chiaro tendente quasi al grigio ed un celeste più scuro, proposta da Hornby Rivarossi secondo colori considerati dai più come i soli corretti.
Devo invece ringraziare un amico modellista, Riccardo Perrone, che mi ha sottoposto la visione da YouTube di uno spezzone di filmato dell’Istituto Nazionale Luce intitolato ‘Buon viaggio Sig.ri Viaggiatori’ (disponibile nella sessione video, oppure cliccando qui), databile alla fine degli anni cinquanta, probabilmente all’anno 1959, in cui si assiste al transito presso un passaggio a livello del ‘Treno Azzurro’ e nel quale si evidenzia la presenza contemporanea di carrozze che rivestono entrambe le due livree succitate.

Nel filmato il treno, trainato da un locomotore E428 della serie aerodinamica, è composto da due gruppi di carrozze, del tipo 1946 di prima classe e del tipo 1957 di seconda, che sfoggiano le due diverse livree, alternando carrozze dai colori pastellati a quelle dai colori più contrastati.
Probabilmente a partire dal 1959, in seguito all’immissione in servizio delle nuovissime carrozze tipo 1957 a 9 scompartimenti, con caratteristica di maggiore confort rispetto alle precedenti tipo 1946 a 10 scompartimenti, viene adottata la nuova colorazione più contrastata, che verrà successivamente estesa a tutte le carrozze in composizione al ‘Treno Azzurro’ mano a mano che le stesse saranno oggetto di revisione. Nel convoglio del filmato, figurano 4 carrozze tipo 1946 di prima classe in livrea d’origine assieme a due carrozze tipo 1946 di prima classe e due carrozze tipo 1957 di seconda classe in livrea più contrastata, queste riconoscibili grazie alla presenza degli aeratori fra i finestrini e al tetto liscio.

Non è possibile una datazione precisa, trattandosi di un filmato pubblicitario delle Ferrovie dello Stato, ma per valutare quanto possa essere durato questo periodo di transizione, ci viene in aiuto una fotografia pubblicata sul Forum di Duegi Editrice (il post è consultabile cliccando qui mentre la foto è visibile più in basso): datata con precisione all’8 aprile 1961, anche in questa viene confermata la presenza contemporanea delle due livree del Treno Azzurro in un convoglio in arrivo nella Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, trainato da una E646 prima serie con livrea alata verde magnolia e grigio nebbia ed in prima posizione una carrozza di seconda classe tipo 33.000 in livrea castano.

Queste due testimonianze recuperate dal Web hanno riproposto l’argomento dei colori del ‘Treno Azzurro’ in una visione sin ad allora sfuggita:
vale a dire la conferma che le due diverse livree, una originaria più chiara ed una successiva più scura, per un breve periodo, dal 1959 fino al 1961.

428 semiaerodinamica

Bassett-Lowke era una società di giocattoli a Northampton, in Inghilterra, fondata da Wenman Joseph Bassett-Lowke nel 1898 o 1899, specializzata in modellini di ferrovie, barche e navi e set da costruzione. Bassett-Lowke ha iniziato come attività di vendita per corrispondenza, sebbene abbia progettato e prodotto alcuni articoli.

La prima locomotiva a vapore da 15 pollici, eseguita sulla Eaton Hall Railway nel 1905, era Little Giant. A differenza di altri modelli della stessa linea, era una replica, costruita per una ferrovia pubblica in miniatura a Blackpool. Era un locotender tipo "Atlantic" con rodiggio 4-4-2 ma non una copia esatta di un prototipo reale. Quel modello esiste ancora ed è in una collezione privata.

Nel 1909, insieme a Henry Greenly, W.J. Bassett-Lowke ha iniziato e curato la rivista Model Railways and Locomotives.

Nel 1914, Bassett-Lowke produsse il secondo modello tipo "Pacific" con rodiggio 4-6-2, costruito in Gran Bretagna (il primo fu GWR 111 The Great Bear). Non fu mai consegnato, ma dopo il deposito presso Eaton Hall durante la prima guerra mondiale, fu venduto alla Ravenglass e alla Eskdale Railway e ribattezzato Colosso. Fu demolito nel 1927. Ravenglass ed Eskdale avevano acquistato un altro Bassett Lowke Atlantic, il famoso Sans Pareil.

Negli anni '20, Bassett-Lowke introdusse prodotti a scartamento 00. La compagnia fornì ferrovie su misura e uno di questi layout di scartamento 1 sopravvive tutt'oggi in formato modificato al Bekonscot Model Village in Inghilterra.

Nel 1939, Bassett-Lowke fu incaricato di produrre un modello funzionante del serbatoio di scavo di Churchill noto come Cultivator No. 6.

Il declino di Bassett-Lowke, a partire dalla fine degli anni '50, può essere attribuito ad almeno due fattori: le persone sfogliano il catalogo gratuito dell'azienda e acquistano articoli simili o quasi identici altrove a un prezzo inferiore; e l'interesse per i giocattoli tecnici è diminuito alla fine degli anni '50 e ancora di più negli anni '60. Nel 1964, la compagnia cessò le vendite al dettaglio e vendette i suoi negozi, incluso uno a High Holborn a Londra, a Beatties. Bassett-Lowke cessò l'attività nel 1965.

Nel 1966, la società fu acquisita dai signori Riley e Derry. Intorno al 1969, Ivan Rutherford Scott, Allen L. Levy e Roland H. Fuller apparentemente fecero uno sforzo per rilanciare il business del modello ferroviario. Alla fine degli anni '80, Nigel Turner, un uomo d'affari di Northampton, acquistò l'azienda e la fondò accanto alla sua attività, la giostra musicale di Turner, vicino a Wootton, nel Northamptonshire. Nel 1993, il nome è stato ripreso con modelli in metallo bianco, ma ebbero breve durata. Questi includevano un motore di trazione di tipo Burrell, un vagone a vapore tipo Clayton, un rullo vapore di tipo Burrell e un autobus tipo B di Londra. Il nome fu acquisito nel 1996 da Corgi, che affiancava i suoi modelli 1/43 con locomotive a vapore a scartamento 0.

I principali concorrenti di Bassett-Lowke erano Hornby ed Exley.

Hornby ha acquisito Corgi nel 2008 e originariamente ha continuato a realizzare i modelli con scartamento 0 prima di interromperli definitivamente. Il marchio è stato ripreso da Hornby nel 2020 per una gamma di modelli steampunk in scala 00 basati su stampi Hornby esistenti.

Fonte Wikipedia


Jouet de Paris (JEP 1902-1968) era una società di giocattoli francese di Parigi, attiva durante il periodo della "Belle Epoque", "epoca d'oro" della Francia tra il 1871-1914.

Jouet de Paris è stata fondata nel 1902 da Roussel e Dufrien per creare un marchio di giocattoli che includesse non solo la produzione della propria azienda di giocattoli, ma anche i prodotti di una moltitudine di piccole aziende sparse per nella Parigi orientale (il Regno Unito aveva una rete simile di fabbriche, di industrie, di case e lavoratori a domicilio che producevano giocattoli e li vendevano attraverso alcuni agenti, e lavoravano prevalentemente in legno piuttosto che in metallo). Roussel e Dufrien hanno riconosciuto che, sebbene la produzione parigina di giocattoli avesse una solida base di progettazione e produzione, un unico catalogo e marchio avrebbero facilitato la commercializzazione dei prodotti.

Roussel e Dufrien avevano già iniziato a includere alcuni altri marchi chiave nel loro catalogo nel 1899, e questo processo si concretizzò nel primo catalogo Jouet de Paris del 1902. G. Potier possedeva il marchio "Dessein" (DS, 1878-), e lo aveva già unito a Faivre (FV) per produrre FV-DS, e apparentemente aveva già organizzato una sorta di accordo con Vilain e Lefevre, e il catalogo del 1902 incorporato una vasta gamma di linee di prodotti che includevano anche l'uscita di Douliot, Leconte & Cie, Duclos, Tantet, Manon e Richard Freres (RF).

La vasta gamma di giocattoli e le loro varianti iniziarono a essere razionalizzate nel 1906 circa e una grande fabbrica (oltre 10.000 metri quadrati) fu aperta tra il 1908 e il 9-9, in rue de Paris 94, con macchinari moderni.

Dopo il fallimento dell'azienda fu rilevata dalla Société Industrielle de Ferblanterie (SIF) nel 1909 - SIF essendo stata fondata nel 1899 come organizzazione simile che aveva riunito una collezione più generica di aziende metalmeccaniche.

Il marchio di fabbrica di Jouet de Paris è andato attraverso una varietà di versioni, a partire da JP, poi J.d.P. , J.de.P. e infine JEP (alla fine degli anni 1920).
Tuttavia, a causa della notevole sovrapposizione cronologica tra i diversi loghi in uso, la versione che appare su un pezzo è di scarsa utilità a fini di datazione.

Di seguito vediamo alcuni pezzi interessanti, della produzione JEP, che raffigurano treni famosi e di fantasia. La produzione comprendeva locomotive caricate a molla ed elettriche, sia nella scala 0 che 00.

Fonte: Brighton Toy Museum


La Bub era una fabbrica tedesca di giocattoli e modelli in scala ridotta di automobili e treni. Chiuse definitivamente nel 1966.

L'azienda nacque a Norimberga nel 1851 ad opera di Karl Bub con lo scopo di produrre giocattoli. Dal 1905 vennero prodotte macchinine e trenini giocattolo e antecedentemente alla prima guerra mondiale anche ferrovie elettriche. Dopo la fine della guerra fu creato un impianto a Aylesbury, nel Regno Unito, in collaborazione con la Tip & Co., produttore di giocattoli di Norimberga; l'impianto produsse giocattoli per il mercato britannico fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel 1939.

Negli anni venti e trenta, l'azienda fu uno dei più importanti produttori tedeschi di giocattoli con una significativa quota di mercato.

Nel 1932 la Bob rilevò gli impianti di produzione della concorrente Bing finita in bancarotta. Durante la seconda guerra mondiale, la fabbrica Bob di Norimberga fu completamente distrutta.

Dopo la fine della guerra fu interamente ricostruita provando dal 1948 in poi a costruire una gamma di ferrovie elettriche in scala S (1:64). Uno dei modelli più prestigiosi fu la riproduzione della locomotiva a vapore BR 05 tuttavia la domanda del mercato tedesco rimase molto al disotto delle aspettative. Il programma fu completamente interrotto nel 1958 e venne iniziata la produzione di più economiche ferrovie giocattolo di latta in scala 0 e infine H0. La produzione ebbe scarso successo commerciale e venne infine interrotta nel 1966; la società venne sciolta.

Fonte Wikipedia


La Rivarossi fu fondata il 31 ottobre 1945 come società in accomandita semplice dall'ingegner Alessandro Rossi (Schio, 1921 - Cortina d'Ampezzo, 2010), discendente dell'imprenditore ottocentesco Alessandro Rossi, che rilevò una fabbrica di commutatori elettrici (Apparecchi Strumenti Aeronautici snc) di cui era già comproprietario il ragionier Antonio Riva (uscito dalla società il 24 ottobre 1946).

Gli inizi furono in un'officina di pochi locali ad Albese (Como) ma già nel 1947 venne inaugurato lo stabilimento di Sagnino (CO), che sarà la sede definitiva fino al 2000.

All'inizio volle caratterizzarsi come produttrice di "giocattoli scientifici" oltre che di modelli ferroviari, e nei primi anni produsse anche scatole di costruzioni metalliche ispirate al Meccano.

In Europa contribuì decisamente al passaggio dal treno giocattolo al "modello", con maggiore attenzione alla riproduzione fedele e in scala dei treni.

Fino ad allora le maggiori marche europee, in particolare la Märklin e la Trix, insieme alla Hornby (che produceva anche il Meccano), producevano principalmente treni giocattolo, in latta o fusione di metallo. La scala faceva approssimativamente riferimento alla 00 inglese (1:76), ma fondamentalmente mancava, da parte di tutti i costruttori, la ricerca della scala esatta.

Successivamente Alessandro Rossi, diventato consulente tecnico del MOROP, promosse la redazione delle norme tecniche unificatrici europee NEM, ispirandosi a quelle statunitensi emanate dalla NMRA che già erano seguite per la produzione della sua ditta destinata a quel mercato.

Nel 1946 venne presentato il primo modello, quello dell'automotrice elettrica E.700 delle Ferrovie Nord Milano, insieme a un primo complesso di binari e componentistica di comando. Nello stesso anno la ditta espose alla Fiera Campionaria di Milano il suo primo assortimento con un plastico ferroviario. Un anno dopo il modello di un'automotrice Diesel delle FS segnò l'inizio della transizione dal giocattolo di lusso al modello.

Nel 1957 realizzò un'importante fornitura di materiale rotabile in scala H0 per l'americana Lionel, una delle prime e più importanti ditte del settore e allora la più grande industria di giocattoli al mondo. Lionel produceva solo in scala 0 e per entrare rapidamente nel mercato dell'H0 si affidò alla produzione Rivarossi.

All'inizio degli anni sessanta, dapprima grazie ad accordi con la tedesca Trix e poi autonomamente, iniziò la produzione di modelli per i ricchi mercati tedesco e svizzero.

Nel 1963 la Rivarossi acquisì la quota di Corrado Muratore, uno dei fondatori della Pocher, la quale aveva sviluppate proprie linee produttive nella sua sede di Torino. La produzione di modelli ferroviari già Pocher venne trasferita da Torino a Como nel 1965-1966. L'uscita di Arnaldo Pocher dalla ditta da lui fondata (1968) e l'incendio dello stabilimento torinese (1972), con altri eventi, condussero l'ormai Divisione Pocher all'abbandono della produzione di modelli ferroviari.

Nel 1968 iniziò la produzione dei modelli in scala N (1:160), dapprima in collaborazione con l'americana ATLAS, poi autonomamente fino al 1993, quindi insieme alla Lima e dal 1996 anche con l'Arnold Rapido.

Nel 1969 aggiunse alla produzione nella scala H0 quella nella scala 0 (1:45), che continuò fino al 1988.

Dopo avere ricevuto per tre volte il premio Pinocchio d'oro (nel 1962 per la serie di modelli in scatola di montaggio TrenHObby, nel 1963 per il Sistema Tramway e nel 1964 per la serie di modelli verniciati a imitazione dell'ottone Modello HO Oro), all'inizio degli anni settanta la sua produzione, giudicata favorevolmente e premiata dalla stampa tecnica e dalle associazioni di appassionati straniere, aveva ormai una forte e radicata presenza nei principali mercati mondiali.

Verso il 1970 aveva circa 300 dipendenti oltre a circa 600 collaboratori esterni, tra cui gli stampisti. In quegli anni la dirigenza considerò la possibilità di delocalizzare la produzione (a Hong Kong), ma l'esito dei controlli di qualità eseguiti su alcuni lotti di provini e considerazioni di opportunità nel rapporto coi dipendenti anche dell'indotto, indussero a mantenere la produzione in Italia.

Dopo avere superate con successo alcune crisi industriali, specialmente nel 1974 e nel 1981, Alessandro Rossi nel 1984 lasciò le cariche sociali. Subentrò una nuova proprietà (Rivarossi Nuova Gestione), presieduta da Giorgio Dalla Costa, industriale proveniente dal settore farmaceutico che portò in azienda nuovi capitali, con l'ingegner Alessandro Rossi junior (cugino del fondatore) quale amministratore delegato e direttore tecnico (dal 1984 al 1990), e poi vicepresidente (dal 1991 al 2000).

Mentre i mutati gusti dei consumatori più giovani e l'evoluzione del fermodellismo inducevano la dirigenza aziendale ad abbandonare le linee produttive destinate ai principianti (come le confezioni d'avvio) e al fermodellista costruttore di modelli e di plastici, e a indirizzarsi ai collezionisti, nel 1990 cambiò nuovamente l'assetto societario ed iniziò una fase di acquisizioni di ditte concorrenti: nel 1992 viene acquisita la Lima, a cui seguirono la tedesca Arnold e la francese Jouef.

Ritiratisi il Dalla Costa e gli altri dirigenti del primo periodo "post-Rossi", nel 2000 si ebbe un nuovo assetto societario: con una curiosa alchimia finanziaria venne costituita la Lima SpA con sede a Brescia, e la Rivarossi divenne ora una divisione della ditta che otto anni prima aveva acquisito. Furono chiusi lo storico stabilimento di Como (in località Sagnino) e quelli di Champagnole (Jouef) e Muhlhausen (Arnold), e la produzione viene concentrata nello stabilimento Lima a Isola Vicentina.

Dopo alcuni anni di convulse vicissitudini gestionali e finanziarie e nonostante un tentativo di salvataggio in extremis da parte di una cordata d'imprenditori vicentini, sostenuta anche da ex dirigenti e dipendenti della Lima e della Rivarossi, nel settembre 2004 il gruppo cessò le attività e venne successivamente acquisito per 8.000.000 di euro dall'inglese Hornby (altra storica marca del settore), che da allora continua a produrre col marchio Rivarossi ma in Cina. Il comunicato di Hornby relativo all'acquisizione del Gruppo Lima comprendente i marchi Rivarossi, Lima, Jouef, Arnold, Pocher è del 16 dicembre 2004.

La sede di Como ospitava una vastissima raccolta di modelli costruiti dalle principali ditte del settore italiane e straniere. Dopo la chiusura dello stabilimento essa fu trasferita prima a Vicenza e poi presso la sede della Hornby nel Regno Unito dov'è parzialmente esposta al pubblico.

Da interviste al personale pubblicate dalla stampa specializzata e d'informazione si sa che gli archivi interni sarebbero stati, almeno in parte, distrutti[31].

Nei mesi di aprile e maggio 2008 lo storico stabilimento di Sagnino, in via Pio XI (già via della Conciliazione), fu demolito per fare spazio a nuovi edifici di abitazioni e locali commerciali.Costruito nel 1947 dall'Impresa Mario Faverio di Como con carpenteria metallica realizzata dall'Antonio Badoni di Lecco (una tra le principali società italiane di costruzioni di locomotive da manovra, di carpenterie metalliche e veicoli speciali per il trasporto), era in disuso dall'anno 2000.

Il Comune di Como ha fatto propria una proposta d'intitolare al fondatore dell'azienda il piazzale prospiciente l'area dove sorgeva lo stabilimento, in cui, il 3 marzo 2013, è stato scoperto un monumento dedicato a lui e all'azienda.

Nel 2012 è stata diffusa la proposta di costituire, a Como o nella sua area territoriale, un museo-centro di documentazione dell'attività e della produzione della Rivarossi.

Fonte Wikipedia

Fonte immagini: Rivarossi-Memory


Nel 1952 la BRAL, ditta italiana, entrò nel mercato del treno elettrico presentando in scala “0” un modello di locomotiva a vapore a due assi con tender. La locomotiva era disponibile in due versioni: una italiana ed una tedesca (differenziandosi per dei vistosi spartifumo). Il modello era costruito in Silumin, una lega di silicio e alluminio molto solida e con elevata “colabilità” che permetteva di utilizzare stampi anche molto dettagliati. Il funzionamento era a corrente alternata a 20 volt con captazione dalla terza rotaia mediante striscianti, con i soliti portaspazzole esterni ed inversione di marcia solo manuale.

La produzione delle locomotive era varia, e passava da un locomotore ispirato all’e424, ad un locomotore con doppia motorizzazione ispirato all’e636 FS di colore verde (c'era anche la variante gialla). Infine c'era anche un modello, ispirato alla trazione trifase tipo e554 FS ed un locomotore che ricorda le linee classiche dell’e428 FS.

I cataloghi Bral riportavano una discreta scelta di carri merce ed un solo tipo di carrozza passeggeri, offerto comunque in colori diversi (dal beige, al verde fino al blu). Le automobili, i camion e le gru caricate sui carri pianale, erano della ditta Mercury.
La produzione Bral scompare nel 1963 per motivazioni non ancora ben chiare. Si potrebbero azzardare alcune ipotesi, tra le quali, il pubblico di nicchia per il quale questi treni giocattolo erano destinati (visti i costi sia di produzione che di vendita), inoltre in quegli anni, vi erano ditte come Marklin e Rivarossi molto seguite dagli appassionati, che offrivano maggiore qualità ad un prezzo inferiore.

Fonte immagini: Rivarossi-Memory, eBay


Ecco una serie di immagini, tratte dal web, che ritraggono modelli e riproduzioni delle più famose case modellistiche, del mitico Treno Azzurro.

Case: Hornby, Rivarossi, Lima, Acme, Laser, Roco, ATFR
Fonti: eBay, Facebook


Hornby è una marca di trenini elettrici della Gran Bretagna. Le radici partono dal 1901, quando il fondatore Frank Hornby ricevette il brevetto per la sua invenzione, il Meccano. Il primo treno a molla fu prodotto nel 1920. Nel 1938 Hornby lanciò la prima scala 00. Nel 1964, Hornby e Meccano furono comprati dal rivale Tri-Ang e venduta quando Tri-ang divenne in stato di liquidazione coatta amministrata. Negli anni ottanta "Hornby Railways" divenne indipendente.

Fonte Wikipedia


In questa sessione, vi voglio raccontare del Treno Azzurro, un treno "di lusso" che circolava sulle nostre linee tra gli anni 50 e 60. La sua storia e le leggende che ruotano attorno ai suoi colori vi appassioneranno, ne sono certo!

  1. La Storia del Treno Azzurro
  2. I colori del Treno Azzurro
  3. Il Treno Azzurro nel modellismo
  4. Il Treno Azzurro in Video

La Storia.

Nel 1957 nasce il Treno Azzurro, simbolo di modernità e progresso.
Ma facciamo un attimo un passo indietro, nel 1951. All'epoca circolavano una coppia di rapidi, denominati R30/R33, che facevano la tratta Milano-Napoli e dopo qualche anno anche il R51/R56 sulla Torino-Napoli.

R51
Rapido R51

Questi treni erano composti dal meglio che si potesse avere all'epoca, si pensi che era il periodo post-bellico, e la composizione tipica era:
- Locomotiva e428 a corrente continua
- Carrozze Az 13.010 (tipo 1946)
- Carrozze Bz 33.000 (tipo 1940)
- Bagagliaio Duz 93.100 (tipo 1946)
- Carrozza Pullman Côte d’Azur (CIWL)
- Carrozza Ristorante (CIWL)

 428 semiaerodinamica az13010 bz33000
e428 (semi aerodinamica)  Az 13.010  Bz 33.000
duz93100 4133ristoCIWL 3697cusineCIWL
Duz 93.100 Pullman Côte d’Azur Ristorante

 

Il 17 Gennaio del 1957, le Ferrovie dello Stato, danno l'ordine di riveniciare un certo numero di carrozze, tra le 1946, le 1940 ed i bagagliai, nella tonalità bicolore Celeste e Blu Orientale. Queste carrozze vennero destinate agli R30/R33 assieme a quelle di scorta per gli R51. Nasceva così una composizione prevalentemente omogenea, intervallata da qualche carrozza nel classici colori castano delle FS.

L'anno successivo, nel 1958, gli R30/R33 vennero ufficialmente denominati "Treno Azzurro".

Il nome e la particolare colorazione, hanno tutt'ora origini sconosciute e non documentate. C'è chi pensa ai colori della città partenopea, chi al fatto che il treno nostrano era accoppiatto a delle carrozze della società francese (CIWL). L'unica cosa certa, è che il Treno Azzurro è una testimonianza di un periodo di totale ripresa per l'Italia e di importante innovazione.

Con l'arrivo delle locomotive e646 con testata poliedrica, furono immediatamente affidate al traino del Treno Azzurro. Inizialmente quella di prima serie, in livrea Verde Magnolia e Grigio Perla (esteticamente ricordano molto le e636).

Queste locomotive erano in grado di toccare i 140 Km/h, velocità che fu resa possibile anche al vero solo dopo l'adeguamento delle tabelle di frenatura.

646trenoazzurro 646 1 
 e646 prima serie alla testa del Treno Azzurro  e646 prima serie in manovra


Nel 1962 la Breda costruì due unità di e646, di seconda serie, già nella livrea del Treno Azzurro. Ricevettero la numerazione 035 e 037. Essendo solamente due, era davvero raro poter vedere il treno in livrea completamente azzurra, ma quando succedeva, doveva essere un vero spettacolo poterlo ammirare in tutto il suo splendore.

Purtroppo le due locomotive, rimasero in quella livrea per ben poco tempo e presto furono convertite nella più classica colorazione in Verde Magnolia e Grigio Perla. In quegli anni inoltre, stavano nascendo treni veloci che potevano raggiungere i 180 Km/h ed il Treno Azzurro, con le sue carrozze, non potevano sicuramente reggere il confronto, iniziando un inesorabile declino.

Furono sostituite dalle carrozze UIC-X, che potevano inizialmente viaggiare a 160 Km/h e poi fino a 180 Km/h (queste ultime caratterizzate da un filetto rosso, ad indicarne la velocità massima raggiungibile). Fu così che all'inizio degli anni Settanta, il Treno Azzurro, pur mantenendo il suo storico nome, ebbe la colorazione tipica delle carrozze UIC-X, ovvero il Grigio Ardesia.

Per qualche periodo, le splendide carrozze del Treno Azzurro, ancora nella loro colorazione originale, si sparpagliarono lungo il terrotorio nazione, ed era possibile vederle sulla Milano-Venezia, o addirittura all'estero nella tratta Napoli-Francoforte via Brennero.


trenoazzurro
Il Treno Azzurro ai giorni nostri, grazie al meraviglioso lavoro fatto dalle officine di Milano Smistamento