In questa rubrica, Alessandro Sannia, autore delle splendide realizzazioni di Officina 942, spiega cosa c'è dietro la progettazione e realizzazione di un modellino.


Come nasce un modellino in scala? Me lo chiedono in molti.
Partiamo allora dal raccontare un piccolo antefatto "dietro le quinte". Quando abbiamo deciso di lanciare il marchio Officina 942 abbiamo provato a fare modellini usando lo "spin casting", ovvero una tecnica di colata rotazionale in centrifuga che usa stampi in gomma dura. Funziona benissimo per i particolari piccoli e con il white-metal, ma noi volevamo usare lo zama, come si faceva una volta. Bene: non tutti gli esprimenti riescono. Lo zama è troppo denso.
Ecco i prototipi fatti in quel modo: troppo grezzi e con parecchi difetti di fusione. Allora ci siamo decisi a fare stampi in acciaio e usare la pressofusione. Nelle foto, si vede bene la differenza fra i modelli colati in "spin-casting" (quelli non verniciati) e la successiva produzione in serie in "die-casting".

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Proseguiamo a raccontare come nasce un nostro modellino. Si parte sempre dalla ricerca storica, dalle foto d'epoca. Ma il passaggio fondamentale è quello di definire i dettagli: per dare uno stile vintage, un po' "giocattoloso" ma senza perdere credibilità, infatti, è fondamentale mantenere le forme corrette del veicolo originale, ma inserire solo alcuni dei particolari più significativi, adattandoli o interpretandoli con lo spirito dei modellini d'epoca.
Ad esempio, per l'autobus Fiat 626 RNL abbiamo deciso di rinunciare alla bagagliera, ma abbiamo mantenuto le carenature delle ruote posteriori, tipiche anni '30, anche se poi quasi sempre nei mezzi reali, con gli anni, venivano eliminate. Il risultato di questo processo di definizione è un modello tridimensionale da cui poi parte il lavoro di ingegnerizzazione vero e proprio.
Alla prossima puntata!

Continua - parte 3

 

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Come si realizza un modellino, quarta puntata. Completato il modello tridimensionale, è ora di fresare gli stampi. Si parte da blocchi d'acciaio che vanno scavati utilizzando frese a controllo numerico. Si usano utensili in grado di garantire una precisione fino ad un decimo di millimetro. Quando serve incidere dettagli ancora più piccoli, invece, si usa la cosiddetta "elettroerosione": un elettrodo in grafite modellato come il dettaglio da riprodurre che, collegato ad un generatore ad alta tensione, scava l'acciaio dandogli la propria forma.
I nostri sono stampi piuttosto piccoli, ma abbastanza complessi perché la geometria di un'automobilina richiede diverse parti mobili (chiamate "carrelli") che devono scorrere lateralmente prima che il punzone si separi dalla matrice, permettendo al pezzo di uscire.
Ecco qualche esempio di stampi usati per i nostri modellini.

Continua - parte 5

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Terza puntata su come si sviluppa un modellino. Dopo aver definito le linee e fissato lo stile del modello, si passa alla vera e propria ingegnerizzazione. Si realizza, cioè, un modello che servirà da riferimento per la costruzione degli stampi e che deve considerare tutti i vincoli geometrici e metallurgici che consentano poi al metallo di prendere la forma voluta, ma anche di uscire dallo stampo stesso (sottosquadra, angoli di spoglia, linee di giunzione, ...).
Il modello è scomposto in diversi pezzi, a seconda della complessità del soggetto. Ad esempio, sono di solito due per un'automobile, ma possono essere tre se ci sono anche gli interni o più per soggetti complessi come un autobus o un camion. Ognuno deve rispettare i vincoli tecnici e garantire un corretto accoppiamento con gli altri.
Un particolare: noi facciamo i pezzi un po' più spessi di quanto la tecnologia di oggi consentirebbe. Questo rispecchia il modo di lavorare di una volta e dona ai nostri modelli quell'effetto inaspettatamente pesante che sorprende quando li si prende in mano.

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Quinta puntata su come si realizza un modellino. Una volta fresati gli stampi, è ora di metterli in una pressa da pressofusione da 50 tonnellate, come quella nella foto. La macchina riscalda il metallo a poco più di 400 gradi e lo inietta nello stampo.
Per i nostri modelli utilizziamo lo zama, una speciale lega di zinco, alluminio e manganese che offre una buona plasticità a temperature non eccessivamente elevate e che, con la pressofusione, garantisce un ottimo dettaglio. Il risultato sono dei pezzi dall'ottima finitura superficiale, tanto che le scocche dei modellini vengono poi verniciate, mentre il telaio con le ruote è lasciato al naturale.

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